{"id":41980,"date":"2026-02-04T17:58:04","date_gmt":"2026-02-04T16:58:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/?p=41980"},"modified":"2026-02-09T16:22:21","modified_gmt":"2026-02-09T15:22:21","slug":"interview-krzysztof-bednarski-by-anil-purohit-interview-krzysztof-bednarski-by-anil-purohit-urbaninsights","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/it\/interview-krzysztof-bednarski-by-anil-purohit-interview-krzysztof-bednarski-by-anil-purohit-urbaninsights\/","title":{"rendered":"Intervista a Krzysztof Bednarski, vincitore del premio Projects &#038; Portfolios di URBAN Photo Awards 2024 \/ #URBANinsights"},"content":{"rendered":"<\/strong><\/p>\n<p><strong>#URBANinsights<\/strong> \u00e8 una serie di interviste esclusive e approfondimenti dedicati ai vincitori di URBAN Photo Awards. Questo spazio \u00e8 dedicato a <strong>Krzysztof Bednarski<\/strong>, vincitore del premio <strong>2024 Projects &amp; Portfolios award<\/strong> con il progetto <strong>\u201cLa Vida Lenta\u201d<\/strong>. Nata da un\u2019evoluzione personale verso la quiete, la <strong>solitudine<\/strong> e la <strong>semplicit\u00e0<\/strong> che trae ispirazione dai <strong>piccoli centri <\/strong><strong>urbani <\/strong><strong>del Mexico<\/strong>, questa serie \u00e8 stata elogiata da <strong>Adam Pretty<\/strong>, Presidente della Commissione Projects &amp; Portfolios, per la sua <strong>potenza <\/strong><strong>grafica<\/strong><strong> e il suo rigore<\/strong><strong> compositivo.\u00a0 Attraverso un sapiente gioco di luci, ombre e forme, Bednarski ci invita a una pausa gentile: un momento di assoluta calma immerso nell&#8217;ambiente urbano.<\/strong><\/p>\n<div class=\"rgg-container\" data-rgg-id=\"2\">    <div class=\"rgg-imagegrid captions-overlay-hover-show captions-effect-slide_up \" data-rgg-id=\"2\">\n                    <a href=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-1.jpg\" data-rel=\"rgglightbox-gallery-1\" rel=\"rgg\"  class=\"rgg-disabled size-full rgg-img rl-gallery-link\"  data-src=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-1.jpg\" data-ratio=\"1.3333333333333\" data-height=\"1125\" data-width=\"1500\" aria-label=\"\" title=\"\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n                            <\/a>\n                    <a href=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-2.jpg\" data-rel=\"rgglightbox-gallery-1\" rel=\"rgg\"  class=\"rgg-disabled size-full rgg-img rl-gallery-link\"  data-src=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-2.jpg\" data-ratio=\"0.79533333333333\" data-height=\"1500\" data-width=\"1193\" aria-label=\"\" title=\"\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n                            <\/a>\n                    <a href=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-3.jpg\" data-rel=\"rgglightbox-gallery-1\" rel=\"rgg\"  class=\"rgg-disabled size-full rgg-img rl-gallery-link\"  data-src=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-3.jpg\" data-ratio=\"0.8\" data-height=\"1500\" data-width=\"1200\" aria-label=\"\" title=\"\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n                            <\/a>\n                    <a href=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-4.jpg\" data-rel=\"rgglightbox-gallery-1\" rel=\"rgg\"  class=\"rgg-disabled size-full rgg-img rl-gallery-link\"  data-src=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-4.jpg\" data-ratio=\"0.86\" data-height=\"1500\" data-width=\"1290\" aria-label=\"\" title=\"\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n                            <\/a>\n                    <a href=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-5.jpg\" data-rel=\"rgglightbox-gallery-1\" rel=\"rgg\"  class=\"rgg-disabled size-full rgg-img rl-gallery-link\"  data-src=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-5.jpg\" data-ratio=\"0.868\" data-height=\"1500\" data-width=\"1302\" aria-label=\"\" title=\"\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n                            <\/a>\n                    <a href=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-7.jpg\" data-rel=\"rgglightbox-gallery-1\" rel=\"rgg\"  class=\"rgg-disabled size-full rgg-img rl-gallery-link\"  data-src=\"https:\/\/www.urbanphotoawards.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Krzysztof-Bednarski_La-Vida-Lenta-7.jpg\" data-ratio=\"0.8\" data-height=\"1500\" data-width=\"1200\" aria-label=\"\" title=\"\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\">\n                            <\/a>\n            <\/div>\n<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil Purohit: <\/strong>Grazie per averci dedicato del tempo e congratulazioni per aver vinto il premio <strong>2024<\/strong> <strong>Projects &amp; Portfolios<\/strong> con \u201cLa Vida Lenta\u201d. <strong>Raccontaci com&#8217;\u00e8 nato questo progetto?<\/strong><\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof Bednarski: <\/strong>Grazie, Anil. Apprezzo molto il riconoscimento nella categoria Projects &amp; Portfolios agli Urban Photo Awards 2024. Un riconoscimento come questo significa molto: \u00e8 uno stimolo a continuare, a spingersi oltre creativamente, specialmente con un lavoro che nasce da un vissuto personale. <em>La Vida Lenta<\/em> \u00e8 nata in modo del tutto naturale. Ho convissuto con l&#8217;ansia e un disturbo ossessivo-compulsivo per gran parte della mia vita e, dopo anni di lavoro in ambienti ad alta pressione come network televisivi e pubblicit\u00e0, mi ritrovo sempre pi\u00f9 attratto dall&#8217;opposto: immobilit\u00e0, solitudine, semplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Viaggiare da solo, osservando momenti di quiete, mi ha sempre dato un senso di sollievo. Sto cercando di vivere a un ritmo pi\u00f9 lento: meno lavoro, pi\u00f9 spazio per respirare. Mi ritrovo molto nell&#8217;idea dello <em>Slow Living<\/em> e questo progetto \u00e8 nato proprio da questo cambiamento. Si potrebbe dire che sia diventato un modo visivo per esplorare quel desiderio di semplicit\u00e0.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Quando ho visto per la prima volta la tua serie \u201cLa Vida Lenta\u201d, sono rimasto colpito dalla sua atmosfera senza tempo. Una calma meditativa sembra discendere su ogni scena, di quelle \u00a0che spingono il viaggiatore a sedersi e dialogare con il silenzio, accompagnato dal tempo che resta in attesa, pronto a muoversi solo quando lo farai tu. Le strutture basse e lineari non impongono la loro presenza, ma servono pi\u00f9 come punteggiatura per scandire i silenzi, guidandone il flusso oltre gli angoli, diffondendo calma e grazia senza fretta muovendo la vita in sinergia con l&#8217;ambiente costruito.<\/p>\n<p>Anche se immagino che il fotografo voglia evitare ogni minimo movimento per timore di turbare quella quiete, credo che l&#8217;istinto sia comunque quello di riuscire a &#8216;catturare&#8217; quella quiete.<\/p>\n<p>Raccontaci del tuo primo incontro con questo luogo: che impressione ti ha fatto come visitatore, quale stato d\u2019animo ha suscitato in te prima di iniziare a documentarlo, e come si \u00e8 evoluto nel tempo il tuo rapporto con esso.<\/p><\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Dici bene. E capisco perfettamente quell&#8217;istinto di preservare la quiete. In realt\u00e0, a volte faccio fatica con l&#8217;opposto: sono un fotografo piuttosto timido. Esito spesso, temendo che il mio intervento possa interrompere il ritmo di un momento. Ci sono state tante scene che ho lasciato scorrere, semplicemente per paura di essere visto e interferire con il flusso naturale del momento. Dico spesso che le fotografie migliori sono quelle che non ho scattato. Ma ho imparato ad accettarlo come parte del mio processo e cerco di andare avanti velocemente dopo le occasioni mancate. Nelle piccole citt\u00e0 del Messico, ho sentito immediatamente un senso di allineamento non solo estetico, ma in termini di tempo. Nei luoghi che ho visitato la vita si muove a un ritmo che si adatta al mio modo osservare. Non c&#8217;\u00e8 fretta. C&#8217;\u00e8 spazio tra le cose, tra i gesti, tra le persone. Quel ritmo mi ha permesso di rallentare, di mimetizzarmi silenziosamente e guardare senza pressione. Ha creato una sorta di calma reciproca: non inseguivo i momenti, ma piuttosto aspettavo che arrivassero.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> La vita \u00e8 onnipresente nelle tue immagini: persone in bicicletta, che camminano o che stanno ferme. Gli esseri umani offrono un contrappunto agli spazi altrimenti vuoti, come se senza l&#8217;altro, per un certo periodo di tempo, n\u00e9 gli spazi n\u00e9 le persone fossero completi, ciascuno offrendo sollievo all&#8217;altro, due facce della stessa medaglia. Includendo la vita umana nelle scene invece che limitarti a una semplice natura morta, cosa speravi di comunicare allo spettatore: il silenzio? la vita? la vita del silenzio? o qualcos&#8217;altro?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Sebbene a volte fotografi spazi vuoti, in realt\u00e0 \u00e8 piuttosto raro. Le persone sono sempre state centrali nel mio lavoro, anche se occupano solo una minima parte dell&#8217;inquadratura. Nella mia mente, sono loro il soggetto. Mi piace molto la tua metafora delle due facce della stessa medaglia. Il contesto \u00e8 tutto. L\u2019essere umano e lo spazio in dialogo tra loro. Uno d\u00e0 significato all&#8217;altro. La stessa figura collocata in un ambiente diverso cambierebbe l&#8217;intero tono emotivo dell&#8217;immagine. L&#8217;architettura, la luce, il vuoto circostante: tutto influisce su come percepiamo quell\u2019individuo e viceversa.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Spesso l&#8217;architettura, il design urbano e la cultura definiscono il carattere di un luogo: la sua identit\u00e0 e la sua atmosfera. Che tipo di relazione cerchi tra persone e ambienti urbani prima di decidere di fotografarli? \u00c8 una scelta guidata dalla tua visione estetica e dalla forma che vuoi ottenere, o c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Dico spesso di sentirmi pi\u00f9 a mio agio a met\u00e0 strada tra documentazione e narrazione. Le scene che fotografo sono spontanee, ma la versione che presento potrebbe non riflettere la verit\u00e0 oggettiva di un luogo: \u00e8 pi\u00f9 simile alla mia versione immaginata. Non si tratta di catturare la cruda realt\u00e0 ma piuttosto l&#8217;atmosfera di un film immaginario che viene proiettato silenziosamente nella mia testa in quel particolare contesto. Sono attratto da ambienti urbani che rispondono a una certa estetica: forme semplici, linee pulite, ma \u00e8 l&#8217;armonia (o la tensione) tra le persone e quegli scenari che completa davvero l&#8217;immagine per me. Spesso trovo prima una location interessante e rimango l\u00ec, aspettando che il soggetto giusto entri nell&#8217;inquadratura. Possono passare molte persone, ma aspetto finch\u00e9 qualcuno non si adatta alla visione o alla narrazione che ho in mente.<\/p>\n<p>Quindi s\u00ec, sono guidato da una visione estetica: \u00e8 piuttosto intuitivo. Si tratta di trovare momenti in cui il reale e quello che ho immaginato si sovrappongono quel tanto che basta.<\/p><\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Cosa significano per te le tue fotografie in generale, e in particolare questa serie?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Per me la fotografia \u00e8 un modo per riconnettermi con me stesso. Mi aiuta a rallentare e a essere presente, specialmente in contrasto con l&#8217;ansia frenetica con cui ho spesso vissuto.\u00a0 Le mie fotografie sono per me un ricordo dell&#8217;esperienza che ho vissuto mentre le scattavo.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil: <\/strong>Gli stimoli visivi evocano risposte emotive di vario tipo: gioia, tristezza, malinconia o meditazione. Fotografare per te significa registrare un tempo e un luogo, esplorare artisticamente la forma o conservare e rivivere lo stimolo visivo originale, in modo che la fotografia ricrei la risposta emotiva iniziale?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Esattamente quest&#8217;ultima. Per me non si tratta tanto di documentare ci\u00f2 che avevo di fronte, quanto di catturare come mi sentivo mentre osservavo. \u00c8 il mio modo di preservare una risposta emotiva: un ricordo visivo di uno stato d&#8217;animo fugace. Naturalmente, oltre a questo, c&#8217;\u00e8 anche una storia immaginata che cerco di condividere. Considero la fotografia come l&#8217;atto di isolare un singolo fotogramma da un racconto che vive solo nella mia mente. In questo senso, si tratta anche di condividere un pezzo della mia narrazione interna. Qualcosa tra realt\u00e0 e finzione, tra osservazione e immaginazione.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> In \u201cLa Vida Lenta\u201d hai utilizzato il minimalismo in modo molto efficace, indirizzando lo sguardo dello spettatore verso elementi spaziali, grazie all&#8217;assenza di distrazioni e riuscendo cos\u00ec ad evocare certe emozioni. Questo modo di guidare l&#8217;attenzione conferisce loro una certa rilevanza nella scena, trasformandoli in punti di memoria e di richiamo. Come vedi l&#8217;uso di linee pulite e forme semplificate nel contesto della tua narrazione visiva e in che modo questo approccio influenza la tua professione di designer e animatore pubblicitario?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Come per la maggior parte dei fotografi, il mio stile si \u00e8 evoluto nel tempo. Dieci anni fa, fotografavo contesti urbani in modo pi\u00f9 reattivo e documentaristico: ritmi pi\u00f9 veloci, pi\u00f9 caotici, pi\u00f9 energici. Oggi mi d\u00e0 pi\u00f9 soddisfazione creare \u00a0qualcosa di pi\u00f9 calmo, pianificato e intenzionale. Non penso che un approccio sia migliore dell&#8217;altro, sono solo energie diverse. L&#8217;estetica minimalista, le linee pulite e le forme semplificate \u00a0rispecchiano pi\u00f9 profondamente la mia natura visiva attuale.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> In termini di esplorazione dell&#8217;ambiente urbano delle piccole citt\u00e0 del Messico, il tuo approccio minimalista rimanda a un&#8217;epoca precedente, fatta di spazi aperti scarsamente popolati, luce naturale, colori neutri, edifici bassi e architettura vernacolare. Le forme ricordano l&#8217;approccio minimalista usato da Edward Hopper ma si ferma prima di raggiungere la crudezza con cui Hopper ritraeva il realismo della vita americana: alienazione, solitudine, isolamento, malinconia ecc., Hopper impiegava il minimalismo per costruire opere di profondit\u00e0 narrativa ed emotiva, invitando all&#8217;introspezione e alla riflessione, forzando la contemplazione della condizione umana.<\/p>\n<p>Pensi che il tuo approccio minimalista possa evolversi, passando dall&#8217;attuale esplorazione del rapporto tra le persone e l&#8217;ambiente all&#8217;indagine delle complessit\u00e0 della vita moderna? E credi che il mezzo fotografico e il minimalismo possano ancora aiutarci in queste esplorazioni al giorno d&#8217;oggi?<\/p><\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Assolutamente: cittadine come Valladolid erano quasi perfette per il tipo di linguaggio visivo da cui sono attratto. Le strade spaziose, gli edifici bassi e l&#8217;assenza di folla hanno reso pi\u00f9 facile ottenere quel senso di quiete e di equilibrio che cerco spesso. Mi riconosco nell&#8217;idea di alienazione o solitudine come espediente narrativo. \u00c8 qualcosa a cui miro anche in citt\u00e0 pi\u00f9 frenetiche come New York, Tokyo o Parigi, anche se in quegli ambienti richiede pi\u00f9 pazienza e a volte \u00e8 pi\u00f9 impegnativo. Cerco comunque di isolare i soggetti, di trovare quel momento di chiarezza nel caos. Guardando al futuro, sicuramente mi interessa andare oltre i semplici luoghi o paesaggi urbani. Mi piacerebbe esplorare soggetti e temi pi\u00f9 specifici, sempre attraverso una lente minimalista, con la mia estetica, ma forse con un livello concettuale pi\u00f9 profondo. Penso che il minimalismo possa essere un modo potente per affrontare le complessit\u00e0 della vita moderna, proprio perch\u00e9 elimina il rumore e ti costringe a confrontarti con l&#8217;essenziale.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Il minimalismo nell&#8217;arte \u00e8 sorto in gran parte come contrapposizione al modernismo e all&#8217;espressionismo astratto del dopoguerra, che a loro volta traeevano origine dal distacco dell&#8217;arte dal realismo sociale degli anni della Grande Depressione. In un certo senso, i movimenti artistici hanno catturato lo zeitgeist delle rispettive epoche, plasmati dal loro tempo come prodotto delle societ\u00e0 da cui sono emersi e a cui si rivolgevano.<\/p>\n<p>Credi che oggi sia possibile tracciare un parallelo simile nella fotografia, dove la direzione di un &#8216;movimento&#8217; fotografico possa interpretare lo spirito dei nostri tempi verso una forma espressiva capace di influenzare e plasmare la nostra risposta alla realt\u00e0?<\/p><\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Non credo che esista un unico stile fotografico che definisca o catturi lo spirito del nostro tempo. Semmai, il mondo di oggi sembra troppo diversificato e in rapido movimento per questo. Penso che molti fotografi, ognuno con il proprio stile, riflettano diversi aspetti del\u00a0 nostro presente. Con il ritmo a cui si crea oggi e la costante ricerca di nuove forme espressive, stiamo vedendo una variet\u00e0 stilistica pi\u00f9 grande che mai. Detto questo, il mio uso del minimalismo sembra una risposta personale alla sovrastimolazione della vita moderna. Per me, la fotografia \u00e8 un modo per rallentare, elaborare ci\u00f2 che mi circonda e a volte fuggire dal rumore. Ma non lo vedo come parte di un movimento o di un grande commento sociale. \u00c8 semplicemente il mio modo di vivere il mondo e di offrire qualcosa che sia onesto rispetto alla mia esperienza.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Nel suo commento al tuo progetto, Adam Pretty, Presidente della Commissione Projects &amp; Portfolios, dice: <em>\u201cApprezzo molto la <\/em><em>resa <\/em><em>grafica, la composizione, le forme e tutti gli elementi, luce e ombra, lavorano insieme<\/em><em> in armonia<\/em><em>. Per me \u00e8 questo che rende grande una fotografia: un momento catturato <\/em><em>in cui pi\u00f9 elementi si combinano tra loro<\/em><em>, lavorando quasi a ritroso partendo da una tela bianca che <\/em><em>dell<\/em><em>a scena o <\/em><em>del<\/em><em>lo sfondo e aspettando che i soggetti <\/em><em>occupino la loro posizione <\/em><em>per creare la composizione <\/em><em>perfetta attraverso<\/em><em> fusione di tutti gli elementi\u201d<\/em><em>. <\/em>Raccontaci il processo che segui: dalla scelta del luogo all\u2019dell&#8217;estetica visiva, fino alla decisione sugli elementi da includere, il momento dello scatto e la composizione stessa.<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Apprezzo molto le parole di Adam Pretty sul progetto: \u00e8 sempre gratificante quando qualcuno nota quanto pensiero ci sia nell&#8217;equilibrio degli elementi in un&#8217;immagine. Come accennato prima, cerco di muovermi in un territorio tra immaginazione e osservazione. Di solito ho un&#8217;idea di massima della scena che sto cercando, ma reagisco anche a ci\u00f2 che l&#8217;ambiente mi offre. Tutto inizia con un luogo che mi colpisce visivamente: geometria forte, armonia cromatica, ritmo architettonico. La luce gioca un ruolo fondamentale. Sapendo gi\u00e0 come tratter\u00f2 l&#8217;immagine in post-produzione, presto molta attenzione all\u2019intensit\u00e0 e alla direzione della luce sul posto. Spesso penso allo stare all&#8217;aperto come il lavoro in un enorme studio, con il sole che \u00e8 la mia principale luce direzionale.<\/p>\n<p>Una volta trovato un ambiente che mi sembra giusto, di solito aspetto. A volte 15 minuti, a volte 2 ore. Lascio che le persone attraversiono l&#8217;inquadratura finch\u00e9 non appare qualcuno che si adatta alla narrazione che ho costruito nella mia testa. \u00c8 un processo perlopi\u00f9 intuitivo, ma a volte richiede molta pazienza. Si tratta di lasciare che il mondo reale si allinei, anche solo per un istante, con la versione che ho in mente.<\/p><\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Winston Churchill disse una volta: \u201cNoi diamo forma ai nostri edifici; dopodich\u00e9 sono loro a dare forma a noi\u201d. Questo parallelismo pu\u00f2 valere anche per la fotografia, dove le immagini agiscono come forza trasformatrice sulla societ\u00e0 e sull&#8217;individuo nella sua vita quotidiana? E\u00a0 il tuo lavoro aspira a questa funzione, di plasmare in qualche modo chi lo osserva e lo vive?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>\u00c8 una citazione potente e penso che possa applicarsi alla fotografia, almeno in certi contesti. Ci sono sicuramente fotografie nella storia che hanno avuto un impatto trasformativo. Penso a immagini iconiche come <em>Migrant Mother<\/em> di Dorothea Lange (1936), <em>Raising the Flag at Iwo Jima<\/em> di Joe Rosenthal (1945), o persino l&#8217;immagine <em>Pale Blue Dot<\/em> della Terra scattata dal Voyager I nel 1990: quelle fotografie vanno oltre l&#8217;estetica. Sfidano, spostano la nostra prospettiva. Ma il mio lavoro si muove su una scala molto pi\u00f9 piccola. Non aspiro ad avere un impatto trasformativo. Le mie immagini sono pi\u00f9 che altro dei discreti inviti. Se qualcuno, guardando un mio scatto, si sofferma anche solo qualche secondo in pi\u00f9 del previsto, lo considero gi\u00e0 un privilegio.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Quali sono le fonti d\u2019ispirazione che influenzano e formano il tuo occhio fotografico? Ti ispiri a film, libri o ad altri autori?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Una domanda impegnativa. La risposta pi\u00f9 semplice sarebbe: ovunque. Ma se dovessi scegliere un\u2019influenza su tutte, probabilmente direi il cinema. Paradossalmente, la mia estetica visiva non \u00e8 particolarmente cinematografica nel senso tradizionale, tende pi\u00f9 verso uno stile pi\u00f9 pittorico e grafico. Ma sono attratto dall&#8217;idea della fotografia come singolo fotogramma di una storia pi\u00f9 grande, come un fotogramma estratto da un film. \u00c8 un approccio che sento molto mio.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil:<\/strong> Cosa diresti a qualcuno che vuole iniziare a fare fotografia? Come dovrebbero approcciarsi alla fotografia e perch\u00e9?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Direi: inizia e basta. Prova cose diverse: generi, tecniche, approcci, e alla fine capirete cosa vi appassiona davvero. Anni fa, ho attraversato una fase in cui scattavo in studio per la moda e la pubblicit\u00e0. \u00c8 stata un&#8217;esperienza preziosa, ma non mi dava lo stesso tipo di appagamento che provo con la fotografia che faccio ora. Sembra un clich\u00e9, ma il punto \u00e8: fai ci\u00f2 che ti piace. Esplora liberamente, senza fissarti troppo su uno stile o su un genere. Man mano che proverai cose nuove, il tuo stile personale si svilupper\u00e0 naturalmente nel tempo.<\/div>\n<div class=\"interviewer\"><strong>Anil: <\/strong>Dove ti vedi come fotografo tra due o tre anni e cosa speri che rimanga al visitatore dopo aver visto le tue foto?<\/div>\n<div class=\"interviewee\"><strong>Krzysztof: <\/strong>Qualche anno fa, probabilmente avrei risposto con pi\u00f9 ambizione: pi\u00f9 progetti, pi\u00f9 produzione, pi\u00f9 tutto. Mi mettevo molta pressione addosso per continuare a spingere, creare, crescere. Ma in questo momento mi sento pi\u00f9 appagato. Ci\u00f2 che apprezzo di pi\u00f9 \u00e8 l&#8217;equilibrio, sia creativo sia personale. Non sto inseguendo la prossima grande opportunit\u00e0. Voglio continuare a creare al mio ritmo, prima di tutto per me stesso. Se poi il mio lavoro tocca la sensibilit\u00e0 altrui, lo considero un bel regalo. Per quanto riguarda ci\u00f2 che spero rimanga a chi osserva la serie <em>La Vida Lenta<\/em>: forse solo un momento di immobilit\u00e0. Una pausa. Un piccolo senso di quiete.<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>#URBANinsights \u00e8 una serie di interviste esclusive e approfondimenti dedicati ai vincitori di URBAN Photo Awards. Questo spazio \u00e8 dedicato a Krzysztof Bednarski, vincitore del premio 2024 Projects &amp; Portfolios award con il progetto \u201cLa Vida Lenta\u201d. 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